Le Vie dello Spirito

001 – Le vie dello Spirito – Gennaio 2019

Somnium Scipionis (di Michele Immorali)

Sono uno studente della facoltà di Lettere Antiche dell’Università di Pisa.
Eccomi a riportarvi alcune parti che reputo non solo importanti, del brano dell’Opera di Cicerone, tratto dal VI libro del De Re Publica. Siccome sono assolutamente convinto che niente viene a caso, il Signore me lo ha posto come brano di esame.
Si tratta del Sogno di Scipione, fatto nel 146 a. C., durante la terza guerra Punica e trascritto da Cicerone tra il 54 e il 51 a. C.
Due cenni per farvi capire chi era Scipione Emiliano: politico e militare romano, figlio del vincitore della Macedonia Lucio Emilio Paolo e nipote adottivo di Scipione l'Africano.
La morte di Scipione Emiliano resta ancora nell’ombra; sono stati trovati segni sul collo come di strangolamento, ma non è mai stato scoperto il colpevole.
Scipione l’Africano compare in sogno al nipote e, vedendolo spaventato, lo tranquillizza; dopo alcune profezie circa la sua futura carica politica, la sua possibile morte violenta, che, come dice avverrà a 56 anni, prodotto di numeri considerati perfetti: il 7 e l’8. Inizia quello che, per noi, è più interessante. L'Africano dice che esiste in cielo un luogo detto “dei Beati”. L’Emiliano allora chiede se questi hanno un corpo in carne e ossa e l’Africano risponde: “In verità ancora vivono questi che si sono liberati in volo dai vincoli corporei, quasi come da un carcere, quella che viene definita la vostra vita è, in realtà, una morte”.
Infatti l'abbraccio tra Emiliano e il suo padre biologico Lucio Emilio Paolo, fra due corpi consistenti, è commovente.
Come tutti noi ci siamo chiesti, anche Emiliano chiede: “Ti prego... padre... poiché questa è la vita... perché sosto ancora qui sulla Terra?”.
E Paolo Emilio: “... quando Dio libererà dai vincoli il corpo! ... il genere umano è procreato secondo questa legge con lo scopo di custodire questo globo che vedi in mezzo a questo tempio, la Terra... a questo globo è stata data un’anima e… tu e tutti gli uomini con devozione dovete trattenere l’anima nella custodia del corpo. Senza il suo ordine, dal quale vi è data l’anima, la vita umana non deve trasmigrare affinché non sembriate sottrarvi al compito umano assegnato da Dio… Coltiva giustizia e pietà… questa è la via per il Cielo…”
Ora descrive il luogo: “Era un circolo luminescente tra fuochi di un abbagliante splendore… da cui tutto mi sembrava meraviglioso e lucente, con stelle così grandi da non averne mai viste… la Terra mi apparve così piccola da rincrescermi di vedere il nostro impero come un semplice puntino…”.
L’Africano, vedendolo contemplare la Terra, lo ammonisce di non esserne troppo legato, facendogli notare che il tempio in cui si trova nel sogno, è quello in cui tutte le orbite dell’universo (lui dice 9) sono comandate e ordinate da Dio. Sotto è tutto caduco, sopra è tutto eterno”.
Il passo successivo all’argomento che interessa la vista, è quello dell’udito. L’Emiliano ode un suono soave creato dalle orbite dei pianeti a intervalli regolari e in equilibrio (la Terra dice che è immobile). Le altre 8 sfere, due di uguale intensità, producono 7 suoni distinti, le note (dice che questo numero è il perno di tutte le cose). I dotti hanno cercato di imitare questo suono con strumenti musicali e con canti per aprirsi la strada in quel luogo celeste.
L’Africano consiglia di alzare lo sguardo verso il Cielo e di non fossilizzarsi sulle istanze umane: “Dagli uomini non ci si può aspettare gloria alcuna… le lodi di eroi che si sono susseguiti a causa di alluvioni e cataclismi, fenomeni che è necessario che capitino a intervalli fissi, non restano in eterno”.
Fa cenno anche ai pettegolezzi, alle calunnie, alle offese e dice: “Come le lusinghe allontanano dalla vera gloria, se sparlano, che se la vedano tra di loro”. Sono discorsi limitati dai confini terreni e caduchi come la Terra.
L’Emiliano promette di fare più attenzione a tutto ciò che può aprire la strada per quel posto del Cielo.
Infine l’Africano gli dice: “In realtà sappi che non sei tu mortale, ma il tuo corpo, non sei quello che il suo aspetto esteriore mostra, ma ognuno ha il suo spirito, non l’immagine apparente. Sappi che tu sei come un dio e, come il vero Dio vigili, senti, ricordi, provvedi, governi, regoli e muovi quel corpo che ti è stato assegnato come fa il sommo Dio con questo mondo. Come quel Dio eterno muove quel mondo mortale, così l’anima immortale muove il fragile corpo”.
Africano esorta Emiliano a esercitare l’anima in nobili impegni e, quando ci sarà, dice, la fine del corpo, rapidamente si libererà dalla sua prigione e si ritroverà con il corpo nel Mondo dei Beati. Al contrario le anime di coloro che si dedicarono ai piaceri corporei, violando le leggi umane e divine, una volta lasciato il corpo, si aggirano intorno alla Terra e non fanno ritorno in questa dimora se non dopo molti secoli. Il sogno termina qui.
Spero che possiate trovare gli spunti, come io penso di aver trovato, e non vedo l’ora di ascoltare la vostra esposizione per un arricchimento mio e di tutti.

Vi abbraccio forte.

Vostro Michele di Rosignano Solvay