Le Vie dello Spirito

001 – Gennaio 2019 - Le dimensioni dell’Amore (di Pamela Pintus)

Le dimensioni dell’Amore (di Pamela Pintus)

Cari amici e fratelli,
sono lieta di dare il mio contributo a questa iniziativa dal titolo “Le vie dello Spirito” e di curare personalmente una collana di scritti dal titolo “Le dimensioni dell’Amore”.
Mi impegnerò ogni mese a fare delle riflessioni sul tema dell’Amore e a condividerle con voi, prendendo spunti dalla Sacra Scrittura, dagli ammaestramenti legati alle esperienze di “Angeli in astronave” (di Giorgio Dibitonto, Edizioni Mediterranee, Roma, 1983) e dai messaggi degli Angeli, di Gesù e della Madre Celeste, dati a questa Missione Spirituale.
È mio desiderio, in questi miei scritti, fare riferimento anche alle vostre testimonianze e alle vostre considerazioni sui temi affrontati, per uno scambio fraterno che possa reciprocamente arricchirci e farci sentire uniti sui sentieri dello Spirito.
Nel libro biblico di “Genesi” (1, 26), leggiamo che Dio disse: “Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza …”. Con queste parole, Dio esprime il suo progetto d’amore e la sua volontà di dare la vita a delle creature che riflettano la sua immagine, che gli somiglino, proprio come accade nelle famiglie umane quando due sposi esprimono il desiderio di coronare il loro amore dando vita a dei figli che avranno delle caratteristiche simili alle loro.
“Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò…” (Genesi: 1, 27). Ecco che Dio realizza la sua volontà d’amore. Quanto espresso poco prima, non rimane solo un suo desiderio, un suo pensiero. Egli opera perché tale desiderio, tale pensiero, tale intenzione, tale progetto si compiano e si attuino.
“Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò…” (Genesi: 1,27). Questa frase biblica può far sorgere in noi mille riflessioni circa la nostra somiglianza con Dio. Come Lui, ad esempio, siamo stati dotati di una volontà, quindi della libertà di scelta che ci permette di maturare ed esprimere i nostri voleri. Siamo stati dotati di un’intelligenza e quindi anche della capacità di fornirci, di costruirci e avvalerci degli strumenti adatti per realizzare quanto ci sta a cuore, le nostre volontà e i nostri progetti. Ma non può passare inosservato quanto leggiamo subito dopo: “… maschio e femmina li creò” (Genesi: 1,27). “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Genesi: 1,27). Questo aspetto di somiglianza dell’essere umano con Dio viene esplicitato e quindi vuol dire che ha un’importanza che non può essere trascurata.
Qui Dio rivela la sua identità androgina. Questo significa che in Dio sono compresenti la sua Essenza Divina Femminile e la sua Essenza Divina Maschile. In Dio sono presenti il suo Volto Maschile e il suo Volto Femminile, il suo Volto Paterno e il suo Volto Materno, allo stesso tempo. L’uomo in principio viene creato a sua immagine.
La parola “uomo” in questi versetti non è da intendersi come “l’essere umano maschio”, ma come “l’essere umano androgino”, nel quale convivono e sono compresenti le due essenze integranti maschile e femminile.
La creazione dell’essere umano passa attraverso due fasi.
Dio creò dapprima l’essere umano androgino, a somiglianza di Dio. Le tre Persone Divine Padre-Madre, Figlio e Spirito Santo infatti sono tutte e Tre composte rispettivamente da un’Essenza Divina Maschile e da un’Essenza Divina Femminile. Questo fa parte delle rivelazioni date a questa Missione Spirituale e trovano pieno riscontro nelle Sacre Scritture.
L’essere umano inizialmente aveva, a somiglianza di Dio, la sua parte maschile e la sua parte femminile fuse in un unico essere spirituale, animico e fisico.
“Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi…»” (Genesi: 1, 28).
A Dio piacque l’essere umano che aveva appena creato a sua immagine e lo benedisse. La Sacra Scrittura in realtà dice “Li benedisse”, usa il plurale, pur parlando ad un unico essere androgino. Questo perché Dio conosce che nell’essere umano creato a sua immagine sono presenti le due essenze, rispettivamente femminile e maschile, che nel secondo momento creativo Dio separerà.
Il plurale viene usato anche nel versetto che abbiamo citato inizialmente, laddove Dio disse: “Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza …”. Anche qui Dio parla al plurale “facciamo”, “nostra immagine”. Questo sia perché in Lui sono presenti le Tre Persone Divine, Padre-Madre, Figlio e Spirito Santo, che partecipano al momento creativo, e inoltre perché ogni Persona Divina è Androgina e quindi ha in sé la sua Essenza Divina Femminile e la sua Essenza Divina Maschile.
“Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi”. Il “benedire” di Dio non possiamo intenderlo solo letteralmente nel senso di “dire bene” o “augurare bene”. La benedizione di Dio vuol dire anche che Egli offre all’uomo i suoi doni divini, che lo custodisce, lo sostiene, è presente ed è partecipe della sua vita con il suo amore, per suo amore, come in una famiglia i genitori fanno tutto per amore dei loro figli, donano tutto quanto è in loro possesso e in loro potere per sostenerli, agevolarli, aiutarli. Dio è la nostra Famiglia Divina – Padre-Madre, Figlio e Spirito Santo - e quindi tutto quanto di più amorevole possiamo pensare e attribuire alla più bella e amorevole delle famiglie umane, ancor di più possiamo e dobbiamo attribuirlo a Dio, come nostra Famiglia Divina che ci ha dato l’esistenza.
A seguire, sempre in Genesi (2, 7), leggiamo: “…allora il Signore Dio plasmò l'uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente”.
Ecco il momento creativo in cui Dio soffia nell’essere umano il suo Santo Spirito che gli dona la vita. Dio alita il suo Divino Spirito nell’essere umano che da quel momento diventa un essere vivente.
Da questo passo comprendiamo come la dimensione fisico-materiale senza lo Spirito è priva di vita. Lo Spirito soprassiede a tutte le dimensioni dell’essere umano e in generale a tutte le dimensioni dell’intera creazione. Lo Spirito soprassiede a tutte le dimensioni: siano esse fisico-materiali o cosmico-astrali… Queste ultime, come avremo modo di approfondire in un altro contesto, fanno da trait d’union fra lo Spirito e la materia. L’uomo nella sua interezza è formato da corpo fisico, anima e Spirito, già nel disegno creativo originario, come la Bibbia dirà più avanti.
Al versetto 8 del capitolo 2 di Genesi, leggiamo: “Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato” (Genesi: 2, 8).
Il Signore prepara un luogo da donare all’essere umano come sua dimora. La Sacra Scrittura parla di “giardino” all’interno dello spazio incontaminato chiamato “Eden” che, per usare le parole dell’arcangelo Raffaele, “è tutto il cosmo fedele all’Amore del Padre Creatore” (G. Dibitonto, “Angeli in astronave”, Roma, Edizioni Mediterranee, 1983, p.54-55).
“Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti»” (Genesi: 2, 15-17).
Il Signore Dio offre all’essere umano la possibilità di nutrirsi degli infiniti frutti dell’Amore Universale e lo mette in guardia dal mangiare un solo frutto, quello del male. L’ammonimento dato da Dio all’essere umano aveva lo scopo di preservarlo dalle conseguenze dolorose che inevitabilmente sarebbero scaturite dallo sperimentare il male. Il verbo “conoscere” nella Bibbia ha il significato di “fare l’esperienza” e il “male” è tutto ciò che è privo dell’amore di Dio e ad esso contrario.
“Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo [ndr. da intendere “essere umano androgino”], che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo [ndr. da intendere “essere umano androgino”], una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa perché dall'uomo [ndr. da intendere “essere umano androgino”] è stata tolta». Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna” (Genesi: 2, 18-25).
Quello che leggiamo in questo brano biblico fa parte del secondo momento creativo dell’essere umano.
Il Signore separò la parte femminile da quella maschile in due persone umane distinte, simili fra loro, perché potessero essere l’uno di aiuto all’altro, in un’unità d’amore perfetta fra loro.
L’uomo, nel disegno creativo originario, riconosce questo dono di Dio e se ne compiace: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa perché dall'uomo è stata tolta”.
L’immagine della creazione dell’uomo e della donna è commovente. Quando il Signore conduce la donna all’uomo, quest’ultimo la riconosce come carne della sua stessa carne, osso delle sue stesse ossa e la loro unità e il loro amore è fra loro talmente grande che, pur essendo ora due persone umane distinte, agli occhi di Dio sono una sola carne. Questa è l’unità d’amore che il Signore ha previsto nel suo disegno creativo originario per l’uomo e per la donna, per le due essenze, maschile e femminile, poste ad integrazione l’una dell’altra.
Quanto previsto dal disegno originario non può solo suscitare sentimenti di gratitudine per il Signore. Ci riguarda più direttamente perché esso è la realtà che Dio vuole ripristinare e ristabilire su questa Terra, dal momento che la caduta originale ha sconvolto tale disegno.
Ciascuno di noi, impegnato in un cammino spirituale, è chiamato a vivere, o quanto meno ad essere impegnato a vivere, con l’aiuto di Dio, nella propria vita, quelle realtà d’amore e di unità previste nel disegno originario. L’amore verso il prossimo comincia da coloro che abbiamo più vicini, comincia nella nostra famiglia. Come disse la Madre Celeste in un messaggio dato a Giorgio negli anni ’80: “La prima missione è in famiglia”. La nostra prima palestra in cui esercitare l’amore è la famiglia. Il comandamento dell’amore di Gesù riguarda anche e soprattutto la nostra famiglia e, in particolare, oggi voglio portare l’attenzione sul rapporto fra ogni sposo e ogni sposa che il Signore ha posto l’uno accanto all’altra! Torniamo a Genesi. Abbiamo letto: “I due erano nudi”. Non dobbiamo intendere questa espressione solo fisicamente, come ce li mostra l’iconografia tradizionale. Questa affermazione è da intendere prima di tutto spiritualmente. I due sono nudi. Sono autentici, si mostrano e si accolgono l’un l’altro per quello che sono e non ne provano alcun imbarazzo e alcuna vergogna. Anzi, possiamo intuire tutta la gioia, la commozione, la gratitudine e l’amore che essi provarono l’uno per l’altro, nel riconoscersi non solo simili, ma l’uno parte dell’altra, nell’unità d’amore che Dio aveva loro donato.
Questa è la realtà meravigliosa della creazione dell’uomo e della donna nel disegno originario!
Successivamente Genesi ci parla della caduta e delle sue conseguenze (cfr. Genesi: 3, 1-22). Con le parole dell’arcangelo Raffaele possiamo riassumere sinteticamente quanto avvenne. “Un giorno, però, gli uomini della Terra vollero mangiare il frutto della conoscenza del bene e del male. Esso era proibito perché dannoso alle creature. Il Padre aveva dato il suo avvertimento. Ma i terrestri non vollero fidarsi dell’ammonimento del Padre, e così iniziarono le loro esperienze: ebbe inizio, così, il ciclo attuale. Essi, che avevano mangiato degli infiniti frutti dell’Amore Universale, vollero mangiare un solo frutto: quello di voler provare le poche vie del male. E dissero anche che l’Amore Universale era monotono e noioso, calunniando in tal modo la divina fantasia creatrice. L’uomo sostituì allora il male al bene, l’egoismo all’amore, la guerra alla pace, l’involuzione all’evoluzione. Si abbrutì, e di questo incolpò ancora il Padre che aveva concesso una dignitosa libertà nel suo Amore a tutti i suoi figli. Ecco così realizzarsi le parole: «Se mangerete di quel frutto proibito ne morrete»” (G. Dibitonto, “Angeli in astronave”, Roma, Edizioni Mediterranee, 1983, p.55).
Genesi, nel brano in cui ci racconta della caduta, ci riferisce che Dio disse alla donna: “Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Genesi: 3, 16).
Etimologicamente il verbo “dominare” deriva dal latino “dominus” che vuol dire “signore”. E a sua volta la parola “dominus” deriva dalla parola “domus” che vuol dire “casa”. Quando Dio disse all’essere umano di dominare sulla creazione, volle dire che Dio elesse l’essere umano ad essere signore della creazione, quindi gli chiese di occuparsi della creazione, di prendersene cura, di esserne signore, di servirla con amore, di servire con amore la creazione che gli aveva donato come casa. E così anche i due sposi erano stati creati per prendersi cura l’uno dell’altro, per aiutarsi e servirsi reciprocamente. Dio aveva chiesto all’uomo di essere signore, servitore, responsabile in amore e dignità verso la sua donna. Questo valeva anche per la donna, signora, servitrice, responsabile in amore e dignità verso l’uomo. La parola “donna” anche etimologicamente racchiude in sé questo comando del Creatore. Infatti “donna” deriva dal latino “domina”, signora.
Nel disegno creativo, Dio ci presenta l’uomo e la donna di pari dignità e signoria, nelle loro caratteristiche e nei loro ruoli complementari, ad integrazione l’uno dell’altra.
Quindi l’uomo e la donna furono creati per essere l’uno dominus dell’altro, nel senso più buono, più spirituale del termine. Pensiamo che il Signore è colui che serve più di chiunque altro l’intera creazione, tutti noi, prendendosene cura con tutto il suo amore e noi eravamo stati creati, anche sotto questo aspetto, per essere a sua immagine e somiglianza.
Quando poi l’umanità fece la scelta di sperimentare il male, l’idillio d’amore che Dio aveva posto nella coppia umana si ruppe, si offuscò. Il male colpirà profondamente e dolorosamente l’unità di amore che Dio aveva posto nella coppia. Il male avrà come suo primo bersaglio la distruzione dell’unione fra l’uomo e la donna, che avrebbero dovuto rispecchiare originariamente l’unità e l’amore del Volto Maschile e del Volto Femminile presenti rispettivamente nelle Tre Persone Divine Androgine che sono tra loro in perfetta unità. Dal momento della caduta originale, lo scompiglio che il nemico del Bene ha portato nella coppia umana è sotto gli occhi di tutti, con le conseguenze dolorose che ne derivano sul piano personale, come coppia, sui figli, come famiglia, e come umanità. E così, dopo la caduta originale, rimane l’attrazione d’amore fra i due. L’uomo infatti, così come la donna, cerca istintivamente l’amore di colei, o colui, che nel disegno originario lo integra, ma il verbo “dominare”, a causa della violenza del male accolto, è stato tradotto nel suo significato più negativo del termine, perdendo il suo significato più amorevole previsto dal disegno originario di Dio. L’uomo, che era stato chiamato ad essere signore, a servire, a prendersi cura con amore della creazione, a causa del male che ha accolto nel suo cuore, ha cominciato a dominarla nel senso più negativo del termine, sfruttandola, inquinandola, deturpandola, distruggendola. Tutto questo è avvenuto anche nelle coppie, laddove il nemico del bene è riuscito ad infilarsi con le sue insidie, minando le famiglie a partire proprio dal nucleo di base, dal cuore delle famiglie, il rapporto fra i due sposi, con conseguenze negative sui figli e sulla società.
Dio vuole che l’amore e l’unità delle due essenze integranti rifulgano sin da adesso in tutte le coppie e in tutte le famiglie, nell’attesa che la seconda venuta di Gesù sulle nubi del Cielo ripristini universalmente il suo disegno creativo originario.
L’amore delle due essenze integranti, che ognuno di noi ha scritto da sempre nel proprio cuore, rimane come esempio, come modello dentro di noi, che siamo chiamati a vivere lo stesso amore e la stessa unità, in ogni caso, nella coppia umana e nella famiglia, a beneficio di tutta la società umana.
Essere uomini di buona volontà della Terra significa anzitutto testimoniare l’amore nella nostra famiglia, per farlo dilagare anche al di fuori. Questo aspetto non è secondario, se la Madre Celeste ci ha detto che la nostra prima missione è in famiglia!
Non è secondario nemmeno per le parole che leggiamo in Malachia (3, 23-24):
“Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno maestoso e terribile del Signore [ndr. maestoso per chi viene trovato nell’Amore, che la Bibbia chiama “i salvati”, e terribile per chi si trova nell’odio distruttivo, “i non salvati”] perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio”.
Queste parole del profeta non vanno intese alla lettera. La conversione dei cuori dei padri verso i figli e la conversione del cuore dei figli verso i padri, richiama in generale la conversione dei cuori all’interno delle famiglie e quindi riguarda anche la conversione dei cuori delle coppie. È la conversione di ogni fratello all’amore dei suoi fratelli.
Il profeta Elia in questo tempo opera perché il Signore, al suo ritorno, possa trovare unite e nell’amore di Dio, nell’amore secondo Dio, anche le coppie, a maggior ragione quelle che sono impegnate in un cammino spirituale. Anche da questo dipenderà la misericordia che il Signore potrà usare verso la nostra umanità al suo ritorno (“…così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio”).
Gesù in questi anni ci ha parlato a lungo, tramite i messaggi ricevuti da Giorgio, dell’unione trinitaria delle coppie (uomo-donna-Dio) e dell’amore che Egli vuole fare rifulgere nelle famiglie.
Sono ammaestramenti importanti dei quali tutti noi oggi possiamo fare tesoro.
Per questo, carissimi amici e fratelli, a conclusione di queste prime riflessioni sulle famiglie, voglio condividere con voi alcune frasi di Gesù date, attraverso Giorgio, a questa Missione Spirituale. Leggiamole come una preghiera, chiedendogli che possano calarsi sempre di più nel nostro cuore e che ci aiutino, nella loro forza trasformante, ad essere sempre più disponibili a quanto Dio vuole fare in ciascuno di noi e nelle nostre famiglie. Gesù gli ha detto: “Io sto riportando col Padre-Madre, con lo Spirito Santo e col paradiso, la vera unione che era nell’eden e che faceva parte del disegno creativo originario”.
“Vi insegno a donarvi l’un l’altro, essendovi donati a me, per farvi superare le difficoltà che in questo mondo impediscono la vera unione di coppia e nella famiglia”.
“Con questo abbraccio con me, con questa donazione e unione, vi porto a santificarvi davvero”.
“Vi faccio morire allo spirito del mondo per rinnegare voi stessi [ndr. per rinnegare il vostro ego] ed entrare totalmente nel mio amore misericordioso”.
“È così che poi, quando i due sposi, uomo e donna, si abbracciano, vedono trasferirsi nel loro rapporto il mio amore con tutti i miei doni”.
“Prima li trasferisco ad ognuno di loro e poi li faccio scorrere fra di loro nel loro vicendevole abbraccio”.
“È così che la coppia umana … si perfeziona nell’amore e forma con me un’unione trinitaria anche sul piano umano …”.
“Ecco l’unione trinitaria: Io, lui, lei!”.
“Da questa unione trinitaria, l’amore si trasfonde ai figli e alla famiglia tutta”.
“Soltanto in questo amore trinitario con me, c’è la vera coppia e la vera famiglia …”.
Carissimi amici e fratelli, augurandomi che questo mio scritto possa portarvi quanto ho sentito nel cuore, vi abbraccio con amore.

Vostra Pamela